08 giugno 2015

LA SOCIETA' LIQUIDA




di Iva Testa

L'idea di modernità o società liquida è dovuta a Zygmunt Bauman. Cerchiamo di spiegare quella che è diventata la definizione della nostra società.

La società liquida comincia a delinearsi con il pensiero post moderno. Il postmodernismo segnava la crisi delle grandi narrazioni che ritenevano di poter sovrapporre al mondo un modello di ordine, Ma per Bordon anche il postmodernismo é una fase decrescente.

Tra le caratteristiche di questo presente in stato nascente si può annoverare la crisi dello Stato. Scompare un'entità che garantiva ai cittadini la possibilità di risolvere in modo omogeneo i vari problemi del nostro tempo, e con la crisi ecco che si sono proliferate la crisi delle ideologie e dei partiti.



Con la crisi del concetto di comunità, emerge un individualismo senza limiti. Questo soggettivismo ha minato le basi della modernità, l'ha resa fragile. Si determina una situazione in cui, mancando ogni punto di riferimento,tutto si dissolve in una sorta di "liquidità".


Tutto si dissolve: si perde la certezza del diritto,e le uniche soluzioni per il singolo senza punti di riferimento,l'apparire come valore e il consumismo.       

E' un consumismo che non mira al possesso di oggetti di cui appagarsi, ma che li rende immediatamente vecchi.
Il singolo passa così da un consumo all'altro in una sorta di bulimia senza scopo (il nuovo telefonino ci dà pochissimo in più rispetto al vecchio, ma il vecchio va comunque rottamato per acquistare l'ultimo modello).

Sulla crisi delle ideologie e dei partiti,qualcuno sostiene che questi ultimi sono diventati un taxi sul quale sale  un capopopolo che controlla i voti, scegliendoli secondo le opportunità. Non solo i singoli, dunque, ma la società stessa vive in un continuo processo di precarizazione. 




Che cosa potrà sostituire questa liquefazione? Ancora non é dato saperlo perché i processi di trasformazione sono lunghi e complessi. Ma per sopravvivere alla liquidità?

L'unico sistema é la coscienza pensante che riconosce la società liquida, Ma purtroppo la politica e gran parte dell'intellighenzia non hanno ancora compreso la portata del fenomeno.

Non resta che dre "Ai posteri l'ardua sentenza". 









22 febbraio 2015

ITALIA POVERA



di Iva Testa 

Secondo il Rapporto Caritas Europa una persona su tre é a rischio povertà nei sette paesi 'deboli' della Unione 
Europa (Italia,Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda, Romania e Cipro). E' l'impatto più violento della crisi economica..

In tema di povertà e di esclusione sociale, Caritas evidenza " un'Europa a due velocità": alla fine del 2013 il 24,5% della popolazione europea era a rischio indigenza 1,8 milioni in meno rispetto al 2012.




Nei sette paesi considerati più vulnerabili in seguito alla crisi, lo stesso fenomeno coinvolge il 31% della popolazione. L'Italia si posiziona su valori intermedi ( 28,4%), mentre il valore più elevato si registra in Romania (40,4%). Secondo Caritas il fenomeno é allarmante e la deprivazione materiale colpisce il 12,4% della popolazione.

Il numero di persone che vive in famiglie quasi totalmente prive di lavoro é aumentato in un tutti e sette i paesi europei. Caritas denuncia che la povertà e l'esclusione sociale determinate dalla crisi economica sono state aggravate dalle politiche di austerity e di spending review messe in atto in numerosi paesi dell'Unione Europa.

Torniamo in Italia. All'interno del disagio sociale due milioni e mezzo di giovani tra i 15 e i 29 anni  non studiano e non lavorano. Lo rileva l'ISTAT nel rapporto Noi Italia nel quale raccoglie le principali statistiche del paese. Peggio di noi sta solo la Grecia. E la popolazione invecchia. Al 1 gennaio 2014 ci sono 151 anziani, cioé un anziano ogni 100 giovani. Secondo l'Istituto di Statistica, il campanello d'allarme scatta in presenza di sintomi di rischio. E la lista é lunga; si va dal non poter sostenere spese impreviste, ad accumulare arretrati nei pagamenti, come mutui, affitti, bollette.




Il lavoro é il problema più grave: tra i 20 e i 64 anni, tradotto in percentuale  meno di sei persone su dieci, lavora. Nel 2013 infatti, il tasso di occupazione per questa fascia é calato, scendendo sotto quota 60%.
Queste cifre parlano da sole, sulla gravità del problema...

La domanda é solo una: quali sono le priorità della Poltica?

14 febbraio 2015

L'AFFAIRE "MARIJUANA"





di Iva Testa 

E oggi  parliamo di marijuana, argomento di grande dibattito e di attualità.
Per la prima volta  nella loro storia i cartelli messicani hanno visto precipitare la richiesta della cannabis. Entra in crisi il business miliardario che sino ad ora non aveva avuto flessioni. I dati forniti dalla polizia frontaliera americana  (US BORDER PATROL)non lasciano spazi a dubbi: la riduzione del traffico di erba nel 2014 é stata del 24% rispetto al 2011.

Cosa é successo? Nessuno fuma più spinelli? O si tratta di una stagione di arresti particolarmente efficace?

La risposta é più semplice ed é la legalizzazione delle droghe leggere in Colorado e nello stato di Washington. La vendita legale di marijuana ha portato oltre 800 milioni di dollari di nuovi introiti fiscali, ma ha anche cominciato a trasformare il tessuto criminale. La crisi delle organizzazioni a sud del Rio Grande, che hanno sempre inondato gli USA
di erba,é paragonabile alla crisi dei titoli del Nasdaq. 



Dopo tanti dibattiti ideologici c'é la prova che la legalizzazione é uno strumento reale di contrasto al narco-capitalismo. Le grandi obiezioni mosse dai proibizionisti contro l'esperimento di legalizzazione in USA sono le stesse  sostenute da  sempre dal proibizionismo europeo: aumento del mercato dei consumatori, aumento degli incidenti stradali, aumento della criminalità.

Allarmi smontati dall'esperienza reale. Non c'é stata catastrofe. Anzi, la polizia di Denver, in Colorado,ha registrato una diminuzione del 4% dei reati, nessun aumento di incidenti (che invece continuano  ad essere provocati dall'alcool).




Ma in Europa e negli Stati Uniti i vertici delle polizie continuano a sostenere posizioni proibizioniste, eppure nulla ha fermato la diffusione dell'erba e il suo consumo.

In Italia l'81% dei sequestri delle piantagioni di canapa indiana avviene nel sud Italia, quindi l'erba messicana diventerà l'antagonista dell'erba italiana. La legalizzazione non solo sta costringendo i cartelli ad abbassare i prezzi tagliando i profitti, ma i messicani devono anche
competere con la qualità: quella della mariuana  legale é certificata, catalogata e controllata e leggendo le didascalie delle bustine si possono conoscere effetti e composizione.




L''erba illegale spacciata dai messicani invece ha qualità minore a fronte di un prezzo alto perché contiene additivi, come l'ammoniaca ad esempio. Legalizzazione,quindi,porta anche a una riduzione degli effetti negativi e il mercato perde i segmenti più dannosi.

Le modalità per sottrarre la mariuana ai narcos sono molteplici: Colorado e Washington hanno liberalizzato la produzione e la distribuzione. Alaska e Oregon si stanno avviando verso la legalizzazione e la Florida deciderà sull'uso medico della cannabis. E in Italia che succede?.

Il primo passo del Ministro della Difesa Roberta Pinotti con la coltivazione da parte dell'esercito di marijuana per uso terapeutico aveva fatto sperare in un'accelerazione del percorso di legalizzazione, ma tutto si é fermato. 

Nel frattempo narcos e boss estendono il loro impero. Eppure sono ormai accertati gli effetti benefici dell'erba sui malati terminali e non solo. E' il momento di porre il tema della legalizzazione come battaglia di legalità, in contrasto con l'economia criminale e sottrarlo al controverso dibattito morale.

Solo in questo modo ci potremo allineare ai paesi più evoluti che hanno capito da tempo la necessità di un mercato di cannabis libero e legale.

01 febbraio 2015

DALLA SICILIA .... CON RIGORE




di Iva Testa 

"Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini". Sono le sole parole pronunciate da Sergio Mattarella, a pochi minuti dalla sua elezione a Capo dello Stato. Una vittoria piena, quella del 73enne giudice di nomina parlamentare della Corte Costituzionale.

Il voto in aula ha sfiorato il quorum dei 2/3 e un applauso scrosciante di 5 minuti ha salutato l'annuncio dell'avvenuta elezione. Il capo del governo gli ha immediatamente inviato un twitter : Buon lavoro, Presidente Mattarella! Viva l'Italia! 

Già. perché la vittoria di Mattarella é soprattutto quella di Renzi. In un sol colpo Renzi ha ricompattato il PD e  sconfitto Berlusconi. Ha dimostrato che il patto del Nazareno non era un legaccio di compromessi, ma un accordo tra forze diverse per avviare le riforme.

A Berlusconi conviene restare nel patto, vista la sua situazione complessiva, ma ci resta azzoppato e non da caimano ridens come sempre.




Berlusconi ben ricorda che fu proprio Mattarella a dimettersi da Ministro della pubblica istruzione del governo Andreotti nel 1990 contro il via libera alla legge Mammì, la disciplina del sistema pubblico e privato che gli consentì di costruire il suo impero televisivo.

Oggi il suo partito si é frantumato,e non si sa, almeno finora, intorno a chi si compatterà. Quasi certamente non intorno a Berlusconi e questo amaro calice il cavaliere lo ha bevuto proprio con l'elezione di Mattarella.

Renzi é stato un abile politico e merita di andare avanti con il governo.

Che dire del nuovo Presidente della Repubblica? I suoi detrattori sostengono che parla troppo poco e che non sarebbe in grado di rappresentarci all'estero. Noi pensiamo che non ci voglia poi molto  per un  parlamentare di così ampia esperienza, incontrare formalmente altre personalità istituzionali. Conosce la giustizia, la criminalità che gli uccise un fratello nel 1980, ha avuto esperienze politiche, accademiche, non conosce compromessi.
Insomma, le qualità che dipingono il volto del Capo dello Stato in Italia e nel mondo.


                                                   




Buon lavoro Presidente!

24 gennaio 2015

DOPO 172 UNA DONNA ALL' ECONOMIST





di Iva Testa


Per la prima volta nei 172 anni di storia del settimanale londinese The Economist una donna
é diventata Direttore della prestigiosa testata. Zanny Minton Beddoes, 54 anni, succederà
dal primo febbraio a Jhon Micklethwait, direttore per un decennio.

Zanny finora era capo della Business section (economia, finanza, scienza, tecnologia).
"Sono contenta dell'opportunità che mi viene offerta" ha detto. Lei fa parte di Economist da 20 anni,
in cui ha scritto su Africa, Europa orientale e America. Laurea ad Oxford, master ad Harvard
concludono una carriera eccezionale.

L'Economist forse vuole lanciare un segnale di innovazione, per sfondare il tetto di cristallo che
ha tenuto fuori le donne dai giornali. O forse vuole battere il cambio della guardia al Guardian,
altro prestigioso mezzo d''informazione, dove in corsa per la Direzione ci sono due donne: una
giornalista inglese che ha già fatto carriera c'era già stata, ma per riuscirci é dovuta andare in America:



Tina Brown e ha diretto Vanity Fair.
E' il momento delle giornaliste in Inghilterra. Siamo contente perché sappiamo cosa vuol dire fare questo mestiere. Per fortuna in altri paesi (incluso il nostro) ci sono donne che dirigono giornali, ma certo sempre meno degli uomini. Il cammino dell'emancipazione é lento...lo sappiamo..

Ma sappiamo anche che donne, per genetica, sono portate ad una maggiore curiosità.
E quale migliore occasione che curiosare tra le notizie e raccontarle?...
I nostri migliori auguri a Zanny e buon Lavoro....

13 gennaio 2015

TUTTI ......ANCHE NOI






di Iva Testa

La strage francese coinvolge tutti...anche noi.
I fatti sono noti, anche se c'é ancora molto da capire.
 
L'intelligence aveva lanciato l'allarme, ma non é servito.
Nella splendida Parigi hanno attaccato la stampa e la satira, voci di libertà.
E la stampa di tutto il mondo ha seguito gli avvenimenti francesi.
 
Domani  il settimanale Charlie Hebdo uscirà in edicola con le sue note vignette.

Tutti si sono uniti attorno al terrore seminato dai terroristi.
La presenza di tutti i leaders mondiali ha detto senza parole che il pericolo riguarda tutti.
Sono terroristi addestrati, ricchi, appoggiati da basi logistiche, e combattono in nome di "Allah é grande".
Non hanno paura di morire,,,colpiscono obiettivi mirati.
 
Questa volta il cuore dell'Occidente.
Hanno anche lanciato la sfida al Papa....
Seminare terrore é il loro compito.
 
L'Europa deve trovare politiche comuni per rafforzare la sicurezza delle proprie frontiere senza respingere i migranti. L'intelligence deve fare il proprio mestiere coordinandosi e riuscendo a prevenire un altro attentato.
Non é facile..la lotta é durissima, ma solo contrastandola con tutti i mezzi a disposizione, potranno essere minori gli attacchi alla democrazia.

26 novembre 2014

NO WOMEN NO CRY




Iva Testa

Quest'anno, per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne,l'ONU illumina il mondo. Dal Cairo, passando per New York e il continente nero, le grandi città si colorano di arancione per dire basta al feminicidio. Illumina il tuo quartiere, si chiama la campagna Un women.

La testimonial scelta é Tesi Hatcher, attrice americana, appartenente all'associazione Casalinghe disperate. Tesi  ha avuto il coraggio di denunciare la violenza subita tra le mura domestiche.




I dati sul feminicidio sono sempre più allarmanti. In Italia, dalle cifre fornite dallo studio EURES, nel 2013 le donne uccise sono state 179, una ogni 2 giorni. Rispetto al 2012 sono aumentate del 14 per cento.

E le violenze  più frequenti avvengono tra le mura domestiche, dove mariti, fidanzati, amanti, massacrano di botte le loro partners per poi finirle del tutto con l'omicidio.

Una pratica antica, che continua e avanza, nonostante le lotte per l'emancipazione. Eppure le donne camminano in avanti, entrano dappertutto, volano come Samantha Cristoforetti, la prima astronauta italiana nello spazio.

Samantha ha detto sorridendo a tutto il mondo quanto sono belle le stelle e la stratosfera. Un successo che rende tutte noi orgogliose di appartenere al nostro sesso.




Eppure non c'é nulla da fare. La violenza contro le donne continua nonostante le campagne internazionali contro questo orribile crimine.

Nella giornata internazionale dell'ONU si sono mobilitati intellettuali, artisti, politici, sindacalisti, televisioni, webb, per fermare la mano omicida. Ma basta una sola giornata? 

Bisognerebbe, forse, riprendere in modo capillare l'educazione, la formazione, soprattutto quella rivolta ai giovani. E' dalla famiglia, dalla scuola che devono arrivare gli strumenti culturali per restituire ai sessi pari dignità. Altrimenti come sopportare la stridente contraddizione tra la la giovane Samantha e la piccola nera infibulata a 11 anni?




Il delitto contro la donna é arcaico e resta tale anche negli anni 2000. E' una pratica bestiale, di sopraffazione e sopruso che non conosce eguali...
Perché é più forte tra le mura domestiche? Forse perché i maschi non sopportano donne emancipate al loro fianco, ma soggetti deboli da vessare.
O forse perché sono sbagliati i nuclei famigliari, formati senza consapevolezza dei rispettivi ruoli. Certo é che, mentre voliamo nell'azzurro sconfinato, muoriamo colpite senza pietà dalla mano crudele dell'uomo.

Noi non ci stanchiamo di lottare, di cercare con tutte le nostre forze di combattere la bestia....ma abbiamo bisogno non di una, ma di tutte le giornate del calendario per cercare di sconfiggere questa grave forma di barbarie...

11 novembre 2014

SESSO QUESTO SORPRENDENTE SCONOSCIUTO




di Iva Testa 

Incredibile, ma secondo una ricerca inglese The Eve Apple le ragazze under 26, mediamente,  non conoscono loro vagina, e, di conseguenza, ignorano la propria  sessualità.

Dopo la spinta propulsiva del femminismo negli anni 60 70, c'é una profonda arretratezza culturale nelle giovanissime. Infatti, Secondo una ricerca dell'AIED (l'associazione italiana per l'educazione demografica),le scuole non forniscono i giusti insegnamenti in tema di sessualità e di procreazione e le famiglie, viziate dai tabù cattolici, non sono in grado di avviare le figlie verso una consapevolezza del loro corpo.

Così succede che il 42 per cento sotto i 25 anni non usa alcun contraccettivo e addirittura pensa che i lavaggi con la Coca Cola siano degli ottimi spermicidi.
La maggioranza é convinta di provare dolore durante il primo rapporto e questo provoca un diffuso vaginismo. Sono inoltre convinte che il coito interrotto sia un contraccettivo e chiedono al partner questo tipo di prestazione.




Secondo l'Istituto di sociologia clinica i giovanissimi pensano che la dimensione del proprio membro sia la cosa più importante, mentre le ragazze non sanno riconoscere il loro orgasmo, vaginale o clitorideo.

E' davvero grave che nell'epoca moderna, con i diffusissimi mezzi d'informazione, ci sia una tale ignoranza nelle adolescenti e nelle giovanissime. La  scuola dovrebbe fornire tutte le informazioni necessarie per una sana crescita che consenta un approccio alla sessualità normale e ludico, come dovrebbe essere.

Durante il femminismo le donne hanno imparato a conoscersi e gestire con maturità il proprio corpo. Probabilmente non c'é stata una buona trasmissione di notizie utili alla nuova generazione.

Un limite evidente del femminismo, del quale ci rammarichiamo, alla luce di questi dati.

Certo é che bisogna porre dei rimedi a questi ritardi e questo lo possono fare soltanto le scuole, visto che sono scomparsi i gruppi di associazione di donne come negli anni 70.



Per quanto riguarda le famiglie le responsabilità sono ancora più gravi, visto che gli/le adolescenti hanno bisogno di tutti gli strumenti che li mettano in grado di crescere con consapevolezza, per essere in grado di scegliere un partner e avere dei rapporti sessuali protetti con dei contraccettivi efficaci che non alterino il piacere dell'accoppiamento. 

Noi speriamo che questi dati sconfortanti possano presto inverire  rotta e ci auguriamo che le giovani donne ritrovino il piacere di riunirsi e di crescere insieme come hanno fatto le loro madri.

04 ottobre 2014

DONNE, MATERNITA' E LAVORO ..... QUANDO C'E'



di Iva Testa

In un interessante articolo sull'ANSA si parla di donne, maternità e lavoro.

le donne che lavorano sono penalizzate dalla maternità. soprattutto per quello che riguarda la carriera.
i figli costringono le madri a lunghi periodi in casa e, comunque, a minor tempo a disposizione per lavorare.
a nulla valgono i servizi a disposizione: asili nido, baby sitter. Le madri devono dedicare tempo reale alla crescita dei figli. Negli ultimi anni é notevolmente aumentata la denatalità e le donne partoriscono il primo figlio sempre più tardi, spesso sulla soglia dei 40 anni. Il perché é facilmente spiegabile.

Le donne prima entrano nel mercato del lavoro e poi pensano alla maternità. Le professioni sono le stesse degli uomini, ma per questi ultimi la paternità non comporta gli stessi oneri della maternità. il padre , per fisionomia storica, saluta i figli, esce per lavorare, rientra per cena e a stento si occupa di mettere a letto la prole. Sono le donne che si dividono tra casa e lavoro. 




Nell'articolo si intervista una giovane madre lavoratrice che, rientrata in servizio, é stata sottoposta a mobbing.
già, perché, essere madre, in un ambiente di lavoro, significa avere una menomazione.

Ecco allora che appare sempre più evidente che l'emancipazione femminile comporta il rischio di rinunciare alla maternità. Le donne ne sono consapevoli e rischiano di mettere un punto definitivo al loro ruolo naturale:essere madri.

Noi pensiamo che il lavoro sia una conquista importantissima per le donne di questa epoca. Le fa vivere a contatto con il mondo reale, che é collocato fuori delle mura domestiche. Pensiamo anche che gli uomini dovrebbero farsi carico dei figli, accompagnandoli nella crescita dedicando loro tempo.

i piccoli di oggi, oltre la scuola, hanno mille attività: ginnastica,inglese,nuoto, calcio, danza, alle quali vanno accompagnati, e questo é tempo reale, anche gli uomini potrebbero assentarsi dal lavoro, anche per loro esiste il part time, ma ancora oggi queste sono parole prive di riscontri.

I padri latitano con coscienza, incuranti delle loro responsabilità e i figli rallentano, inesorabilmente, le ambizioni
di carriera delle donne. punite due volte:in casa e all'esterno. 




30 settembre 2014

CIMITERO MEDITERRANEO: 40 MILA MORTI IN DIECI ANNI.




di Iva Testa 

Sono state diffuse la cifre sui morti per immigrazione nel Mediterraneo: 40mila negli ultimi 10 anni. 3073 solo nel 2014. Sono le vittime degli sbarchi. Gente stipata nei barconi che muore per assideramento, annegamento, mancanza di viveri. Una tragedia immane che non può lasciarci indifferenti.

A nulla valgono le politiche di accoglienza. Queste persone partono con degli scafisti illegali
che li trasportano come bestie. Lasciano paesi poveri, in guerra, portano dietro bambini... Sperano di raggiungere la terra promessa, una terra di pace e di lavoro.

Quelli che resistono si trovano però nella stragrande maggioranza dei casi, alle prese con l'accattonaggio o qualche rara occupazione clandestina... 

Ma la vera tragedia avviene in mare. Lì sono senza acqua, senza cibo, al freddo..pigiati come maiali. Non possono neanche fare i loro bisogni perché vengono malmenati. Danno fondo a tutti i loro risparmi per quel viaggio della morte.




La tragedia dell'immigrazione é una piaga mondiale, davanti alla quale bisogna trovare soluzioni, possibili e praticabili.

Vivere nel mondo globale non può significare accettare questi scempi. Sono frutto del cinismo profondo che attraversa il pianeta.  il Papa ammonisce: "Bisogna avere il coraggio di sviluppare un ordine economico-finanziario più giusto ed equo" . Parole giuste., ma chi le ascolta?  

28 settembre 2014

AMORI E RANCORI FORTI





di Iva Testa

Sul nostro blog abbiamo già parlato dell'AD della FIAT, Sergio Marchionne. IL suo pugno duro non ci era piaciuto, però gli va riconosciuto talento e abilità nel risollevare le sorti della più grande industria italiana.

Marchionne ha delocalizzato la produzione delle automobili, ha compiuto un'importante fusione con il colosso americano Crysler, ha restituito lavoro agli operai delle fabbriche FIAT in Italia, sta quotando il titolo in borsa.Il tutto marciando con passo rapido, incurante delle proteste sindacali.

Renzi é andato a trovarlo a Detroit.

Marchionne é un grande sostenitore del Presidente del Consiglio, soprattutto per l'annunciata riforma del lavoro, che scarica in un sol colpo l'articolo 18. Anche Renzi, come Marchionne, va avanti senza tentennamenti, incurante dei dissidi sindacali. I due si somigliano?



Certamente si nel talento, nella capacità di scelte strategiche vincenti, che possono apparire anche impopolari. Poi sono simpatici.

Marchionne, snob e di poche parole ma graffianti, Renzi, comunicativo e affabulatore. Non ci aspettavamo questo idillio, ma certamente va salutato con piacere. Per Renzi avere il sostegno di un uomo come Marchionne non é poca cosa. Significa avere dalla sua un importante pezzo dei poteri forti, che non fanno male al giovane Presidente del Consiglio.

Renzi, come l'AD FIAT, ha coraggio anche nella sua strategia politica, che si scontra con altri pezzi di poteri forti. Ma siamo certe che Renzi riuscirà a vincere la sua battaglia. Ha dalla sua il consenso popolare e non é poca cosa. Anche il patto del Nazareno é stata una scelta giusta e lungimirante,
Era l'unico sistema per avviare il paese verso l'attesa riforma elettorale.

Marchionne gli ha fatto gli auguri e, vista la provenienza, non possono essere che molto graditi. Diego Della Valle, estimatore di Renzi finchè il ragazzo non ha dato segni di autonomia di pensiero, ha invece commentato livido l'incontro e ha usato la mezzora de La7 solo e soltanto per denigrarlo, dimostrando non solo poca classe, ma un'ira furente.

Ma a proposito de La7, i suoi spazi editoriali sono a pagamento? 



25 settembre 2014

TOLLERANZA ZERO PER I “LUPI” PEDOFILI NELLA CHIESA. PAPA FRANCESCO: LANCIA UN MONITO: COLPIRE IL MALE CHE E’ IN NOI.





di Grazia Gaspari


In Vaticano anche il carcere fa parte del patrimonio artistico locale: elegante, antico, ristrutturato come si deve.  Ma l'ex nunzio Jozef Wesolowski da ieri recluso nei locali del Collegio dei Penitenzieri, nel Palazzo del tribunale vaticano, non l’apprezza. Il nome nella polvere, le mostrine e l’abito talare strappati …. E in finale anche l’arresto. Oggi arriva anche la notizia della rimozione dalla diocesi Ciudad del Este in Paraguay di mons. Ricardo Livieres Plano, accusato di aver coperto almeno un caso di pedofilia.

L'avevano promesso e così è stato: lotta dura alla pedofilia. Prima Papa Ratzingher, poi  Papa Francesco, ma nessuno si aspettava un arresto, evento sconosciuto  tra le mura leonine E’ la prima volta, infatti, che oltre Tevere finisce in galera un altissimo prelato, dentro il  proprio Stato, con il proprio  tribunale e il tutto per espressa volontà di Papa Francesco.

Oddio, nel corso dei secoli  Santa Romana Ecclesia ha mandato molta gente in galera, al rogo, a morte, in miseria e altro ancora (pur assieme a opere meritorie). Ma MAI  la nomenclatura ecclesiastica  era andata pubblicamente  contro se stessa usando il codice penale e l’esercizio spirituale della prigione. Il gesto è un gesto forte, che richiede coraggio e certezza. Un gesto forte anche per lo stesso  Francesco, un Papa – come scrive Marco Politi – “tra i lupi” che non arretra di fronte alla sua missione di rinnovatore della Chiesa.






Ma non c’è solo fermezza e coerenza in questa nuova presa di posizione della Chiesa. 

1) Innanzitutto nessuna giustificazione al “male” maggiore e peggiore. E cosa c’è di più atroce e nauseabondo della pedofilia? Non diceva forse Gesù:"Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molo meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e venga gettato in mare" parole durissime,  le uniche che non contemplano il perdono.

2) Dalle parole ai fatti. Tutti i grandi leader della storia, dai violenti ai pacifisti, hanno portato avanti le loro idee con estremo rigore. dal giacobino Saint Just che sosteneva che la ghigliottina non si poteva fermare perchè  “cosa avrebbe pensato della rivoluzione il popolo se avesse visto tremare  la mannaia?” E la durezza dei digiuni di Gandhi che sollevavano  intere masse?  Un leader degno di questo nome,   è di esempio, è guida e lo è nella realtà dei fatti, nella pratica, non solo nelle parole!!!

3) Terzo,  ma non ultimo:  individuare e colpire innanzitutto il male che è in noi . Dare sempre la colpa agli altri, a fattori esterni, a cause imprevedibili è un errore fondamentale. Non si avanza, si è ciechi. In noi c’è bene e male e di più,  e  se non si riconosce la natura interiore del male, non c’è tolleranza,  la fede diventa motivo di divisione, di buoni contro cattivi, i buoni essendo sempre noi ed i cattivi gli altri. No, non è così e Papa Francesco restaura in questo il credo originale della parola di Cristo che invita a guardare alla trave che è nei nostri occhi piuttosto che alla pagliuzza in quelli dei fratelli.