26 febbraio 2007

PICCOLE DONNE CRESCONO

E' un po' di tempo che non aggiorno il Blog. Ho cambiato tipo di lavoro e la nuova dimensione operativa mi ha totalmente assorbito. Ora pero' mi sono liberata e sono tornata al nostro Blog. In compenso nemmeno voi, avete avuto particolari slanci letterari o ideativi!!!
Per questo, vi propongo una lettura che esula totalmente dalla nostra dimensione femminile. D'altronde dobbiamo cominciare a gettare il pensiero al di la' delle nostre gabbie mentali e culturali. Dobbiamo crescere.
Il web non e' solo una dimensione tecnologica, informatica, e' una dimensione dello spirito di oggi. Noi donne siamo restie, ma sbagliamo.
Segolene Royale ha chiamato il suo sito Desir d'Avenir. Vale per la Francia, se volete per l'intero pianeta..... vale soprattutto per noi donne..... perche' per difendere i nostri diritti.... abbiamo proprio bisogno di avvenire, di scienza, di nuove frontiere.
Cosi' ho deciso di pubblicare il resoconto di un giovane studente della facolta' di Scienza della comunicazione di Perugia che a Londra ha seguito la conferenza "The future of web application" e che ha pubblicato sul sito http://mediasenzamediatori.org con cui noi siamo collegate.
Si tratta di un avvenimento importantissimo di cui nessuno in Italia ha parlato!!!

di Simone Breccia

Londra, nel cuore di Kensington presso la Town Hall, in un auditorium gremito di gente, dove quasi la totalità dei partecipanti ha il proprio Mac sulle ginocchia e un età che si aggira intorno ai 30 anni, ha avuto inizio ieri la conferenza the future of web application.

Degli nterventi di cu mi occuperò sul sito della iniziativa potrete trovare il podcastng in mp3.Dopo le presentazioni di rito, si è iniziato subito con l'intervento di Mike Arrington di TechCrunch che ha parlato del futuro delle Web Company, esordiendo con una domanda chiara: "il 2006 è stato un anno sano per il web oppure è stato solo l'inizio della bolla speculativa 2.0"?Nel 2006, infatti si sono investiti in venture capital nel web 2.0 più di 600 milioni di dollari ed anche se per un terzo riguardavano YouTube e Facebook, la cifra è notevole. La risposta di Arrington è secca: "No il Web 2.0 non è una bolla speculativa ed il meglio per quanto riguarda le applicazioni web deve ancora venire".Lo speaker ha proseguito illustrando quelle che sono le caratteristiche delle future Start Up e Web Company di successo: "Avere una buona idea, inventare un mercato, distruggere un mercato e rimuovere le frizioni". Ha poi continuato facendo degli esempi di compagnie con modelli validi come MyBlogLog, Amie St., e 1800free411.

La regola che sembra universale è "avere passione per quello che si sta facendo e non pensare troppo al denaro", e, se non hai un blog il consiglio è quello di iniziare subito a farselo. Dopo uno spotlight di AOL è stata la volta di Tara Hunt, nota experta di marketing web del gruppo Horsepigcow che ci ha parlato di come costruire comunità on-line, specificando subito che "non si tratta di costruire comunità on-line , ma di promuoverle".Ha continuato il suo intervento inquadrando i 3 diversi livelli di comunità, lightweight, social processes (come Digg, Last.fm, Del.icio.us, Craiglist), collaborative information(Youtube, Flickr) e l'high end collaboration (Wikipedia, Lostpedia, Couchsurfing), descrivendo poi quelli che sono i punti fermi per la creazione di una comunità: "Il divertimento, mantenere il dialogo ad alti livelli, imparare ad abbracciare il caos,fornire piattaforme di facile utilizzo, non scordarsi mai che i membri di una comunità innanzitutto sono media creator, ascoltare gli utenti ed essere flessibili e giocare sul ruolo dei sentimenti".La raccomandazione finale della Hunt è stata: "ricordatevi che le comunità on-line sono come i party, nessuno si deve mai annoiare".
La conferenza è andata avanti con due interventi molto mirati uno di Simon Wardley di Zimki (piattaforma di sviluppo javascript basata sull'engine SpiderMonkey di Mozilla che permette di sviluppare rapidamente i servizi e le applicazioni complesse web)esilarante, farcita di anatre e Tony Blair e l'altra di Ben Holmes di Index (società che si occupa di venture capital) su come reperire fondi per la propria web company.
Durante il coffe break girando per gli stand sono riuscito ad accaparrarmi in anteprima una versione di Microsoft Expression Web. L'atmosfera della conferenza era molto rilassata e tutti erano molto disponibili a parlare, confrontarsi e scambiare una battuta in un clima veramente confidenziale.
Molto interessanti sono state le "Lezioni su come costruire la più grande piattaforma sociale di musica al mondo" di Matthew Ogle e Anil-Bawa-Cavia, inglesi, giovanissimi, creatori e sviluppatori di Last.fm, una Web community musicale che sta riscuotendo un successo strabiliante già da diversi mesi e che è partita da un progettouniversitario.Ogle e Cavia hanno spiegato come è nata l'idea di Last.fm: "…connettere la gente che ama la musica..",Da questa esigenza è nato il progetto Audioscrobbler che si è poi sviluppato in Last.fm, comunità dove è possibile ascoltare la propria musica o la playlist del sito, condividerla e soprattutto scoprirla allargando la cerchia dei propri contatti, tramite una comunicazione osmotica.
La parola d'ordine nell'ufficio di Old street, vicino Brick Lane è "Talk with your users".Ogle ha chiarito poi quali sono i progetti futuri di Last.fm: più investimenti, più musica, un ambiente più ricercato, una maggiore personalizzazione ma soprattutto una semplificazione dell'interfaccia utente per avere meno barriere per entrare nel sito".
Successivamente è stata la volta di Bradley Horowitz di Yahoo che ha parlto dell' interazione sociale in Flickr e dell'utilizzo delle Tag e si è soffermato sul nuovo servizio Pipes spiegandone il funzionamento.
Durante lo spotlight, Amit Kothari, ex studente dell'Università di Bath, ha presentato il suo progetto chiamato Quotations Book, ovvero un sito dove si possono trovare citazioni da libri in base alla parola cercata.A chiudere le fila della prima giornata di lavori è Kevin Rose di Digg.Scrollandosi adosso il semplice appellativo di aggregatore di notizie, Digg è diventato un vero e proprio fenomeno, essendo risultato il sito web di news più usato negli USA da un target giovane.Digg, ha detto Rose, si basa essenzialmente sugli utenti che propongono le notizie ed i collegamenti, che vengono poi classificati e proposti nella prima pagina del sito in base ad un sistema di graduatoria non gerarchica ma basata sulla valutazione degli utenti della comunità.
Durante l'aperitivo offerto da Adobe ho avuto l'occasione di parlare con Tj Kang di Thinkfree, che offre un servizio Office online senza bisogno di installare nulla sul proprio Pc il softeware e con il gruppo di Soocial.com, tutti giovanissimi, olandesi che propongono un sistema di contact managment veramente intelligente.
Finito l'aperitivo la serata è proseguita a South Kensington con Simon, fondatore di Social, Kevin di Digg e Mark della Deutsche telekom per il party organizzato dalla Carson systems.


24 gennaio 2007

SOSTENIAMO LA BATTAGLIA DI ALESSANDRA DI STEFANO






Ida Baldi, dell'esecutivo nazionale del Sindacato Giornalisti Rai, ha sottoscritto l'appello lanciato dalla collega Alessandra Di Stefano per il suo ricongiungimento familiare. Si tratta di un contributo importante che volentieri mettiamo in risalto.



Cara Alessandra, come donna e cittadina provo rabbia e imbarazzo. Viviamo in un paese dove in nome della famiglia, tradizionale, s'intende, siamo costrette ad ingoiare sermoni infiniti sull'inattuabilita' dei pacs e del riconoscimento dei diritti degli altri, di chi non vuole o non puo' convolare a giuste nozze.
Viviamo in un paese dove una donna non e' tale se non e' moglie e non e' madre, eppure quando si tratta di permettere a una moglie o a una madre di svolgere il suo ruolo l'azienda che piu' di ogni altra si e' fatta interprete di un costume o di un'idea dominante rema contro, pone limiti, obietta, si intromette a gamba tesa nella vita piu' privata delle sue donne e dei suoi uomini.
Come sindacalista non posso che esprimerti la mia piu' totale solidarieta' e assicurarti che continuero' a porre il tuo caso, che e' anche nostro, al centro degli incontri di paritetica fra Rai e Usigrai, finche' non riusciremo ad avere una risposta degna di questo nome. Non sei la prima collega che chiede di raggiungere il marito o il compagno o la famiglia all'estero, in altri casi (ogni giorno ne apprendo di nuovi e ognuno e' prezioso!) l'azienda ha trovato una soluzione piu' o meno equa, trovo doveroso che non vi siano discriminazioni e che finalmente tu possa trovare un po' di serenita'.

17 gennaio 2007

QUANDO LE PAROLE DIVENTANO SASSI





Riceviamo questo intervento e volentieri lo pubblichiamo


di Mao Veronesi


Stiamo un pò perdendo , il rispetto e la parola pace per i cari defunti.

In un'era super tecnologica e sempre in sviluppo mi sono chiesto dove ci porterà Internet. Conosco quanto sia importante e utile questo mezzo per informarsi, per documentarsi, per interagire, per giocare, ma quando si tratta di ricordare i propri cari credo sia un mezzo superficiale di cui vergognarsi.

Al di là che ogni persona possa sentirsi libera di fare ciò che crede, io sono convinto che ricordare una persona su un forum sia un gesto senza senso. Prima di essere personaggi, quindi cantanti, attori, campioni sportivi, siamo prima di tutto persone, quindi portare in un forum la memoria di una persona scomparsa non credo sia un atto di rispetto. I forum piazze virtuali sono fatte per confrontarsi su vari temi, ma non quando l'uomo tecnologico trasforma la morte delle sue vittime in punto di discussione, opinioni, statistiche,sperimentazioni,buisness e confronti che a volte cadono in offese e insulti tra utenti stessi.

Credo che un campione come Marco Pantani che non deve mostrare la grandezza e la magnificenza delle sue imprese, quando si legge di lui su un giornale, su un libro... le emozioni narrate dallo scrittore e le emozioni trasmesse col cuore sono molto piu toccanti e reali. Leggere su Internet pensieri in quelle bacheche, guestbook, lo trovo piu pulito, piu trasparente, ogni persona lascia il proprio messaggio per il proprio caro.

Ho fatto parte anche io di un forum di un grande campione, allora c'era rispetto per il posto dove scrivevamo le nostre sensazioni e tra di noi; poi nessuno ha mai capito il legame di sensibilità che collocava la linea del giudicare, dall'offendere il prossimo.... ecco che poi grazie ad una carissima amica ho compreso il senso della memoria..... E' giustissimo documentarsi, leggere e capire i fatti di certi avvenimenti,

Ma quello che mi inorridisce è proprio il continuo ciarlare su un defunto che pretende solo pace e silenzio, a maggior ragione se personaggio pubblico, invece dobbiamo stare attaccati ad un cavetto per esprimere i nostri pensieri su una pagina chiamata forum. Scavare su fatti e vicende pubblicamente è un atto di insensibilità, ci sono organi, tempi (in Italia purtroppo lunghi) che si occupano di queste cose! Ecco perchè ho sempre condannato facendo anche degli errori l'inoperosità e la superficialità di certe persone nei confronti di aiuti reali, nel relazionarsi con il prossimo anche negli sbagli e nei gesti di vita.

Il mio appello spero serva a sensibilizzare l'animo di ognuno perchè la pace dei nostri cari resti trasparente e nel dovuto rispetto ma non ne sia fatta una marcia pubblicità!

11 gennaio 2007

CONCERTO DELL'ENSAMBLE LAUDANOVA

S.I.P.E.A. Convegno "Artisticamente"
Idee, percorsi, metodi per l'utilizzazione dell'arte nella crescita della persona
http://www.sipeaonline.it/


20 gennaio 2007
ore 18 Sala convegni
Concerto dell'ensemble Laudanova

Giovanni Sorgente
: voce, toun toun
Tullio Visioli: voce, flauti, harmonium
Elisabetta Crinella: flauto traverso
Riccardo Crinella: laud, saz
Gianfranco Benigni: violoncello
Pierpaolo Benigni: daf, darrabuka, udu

Ingresso Libero

11 dicembre 2006

In ricordo di JANIE NEMATI ELAHI

di Grazia Gaspari


Ricorre oggi il centenario della nascita di Malek Jan Nemati Elahi, una donna del tutto particolare, che ho conosciuto anni fa e che voglio ricordare in questo piccolo Blog perche’ nessuno meglio di lei lo illumina e lo onora. Una donna vissuta in un’altra epoca, ma che difese con coraggio, nonostante l’ambiente totalmente sfavorevole, i diritti della persona, in particolare della donna.


Malek Jan Nemati Elahi, soprannominata affettuosamente Janie, nacque l’11 dicembre del 1906 a Jeyhounabad, un villaggio del Kurdistan iraniano. La conobbi per quelle strane circostanze cui ci porta il nostro lavoro di giornaliste. Su di lei scrissi un articolo nel luglio del 1993 per il Manifesto, che oggi ripubblico sostanzialmente tale e quale.


Janie mi riporta ad Alessandra De Stefano, bravissima collega, donna intelligente e senbile, coraggiosa e ingenuamente “fuori dai giochi” che senza alcuna protezione familiare (e’ orfana) o politica, tenta di far valere il proprio diritto a vivere con il marito e la figlia.


L’insensibilita’, l’ottusita’ delle istituzioni spinge spesso le persone all’esasperazione (non dimentichiamo il tentativo di un padre di darsi fuoco davanti alle telecamere a TG2 – 10 minuti). Se le persone che le dirigono potessero vedere il male che arrecano al prossimo e come questo male, poi, ritornera’ su di loro, cambierebbero totalmente atteggiamento.


Per questo dedico il ricordo di Malek Jan Nemati ad Alessandra.





SHEYKH. “SANTA” E CIECA CON MIGLIAIA DI PROSELITI
La scomparsa della curda Sheykh narrata da vicino.
L’amore per la poesia e la musica
e il suo pensiero religioso



E' scomparsa recentemente a Parigi, al­l'età di 87 anni, Jani Nemati Elahi, cono­sciuta sotto il nome di Hazrate Sheykh. Molti sostengono che fosse una santa. Altri una sapiente. Certo, non era una persona comune. Oltre ad essere una straordinaria musicista (suonava al­la perfezione diversi strumenti) e a possedere una vasta cultura che spaziava dalla letteratura alla scienza (ogni giorno, tra l'altro, si faceva leggere il giornale per essere informata su quanto accadeva nel mondo) , aveva un tale spessore umano e una tale profondità spirituale dal lasciare sorpreso chiunque l’avvicinasse.

Nonostante le sue doti, evidenti, e il grande seguito di per­sone. Jani Nemati Elahi non volle mai mettersi in mostra. Vestiva sempre di bianco, abiti semplici senza ornamenti, e in testa, sopra la sua lunga treccia di capelli neri, una cuffia an­ch'essa bianca. La sua bellezza fisica era rafforzata tuttavia da quel tipo di luce che attingendo a sconosciute profondità dell'essere, irradia la persona dall'inter­no.

La conobbi alcuni anni prima. Nonostante l'età era ancora molto bella. Soprattutto era il contrario, l'antitesi, di tutto ciò che è im­perante sul grande palcoscenico del mondo: successo, ricchezza, afferma­zione, esibizione, avidità, aggressività e così via. Lei era l’anti per eccellenza All’età di vent'anni perse la vista e fu costretta ad una sofferenza e ad una minorazione molto dure. Ma a chi le domandava se desiderasse riacquistare la vista, rispon­deva: «Che Dio mi guardi, non cambie­rei nulla di quello che ho ottenuto!». Infatti, a chi le era particolarmente vicino, raccontava di ciò che vedeva e di ciò che sentiva dell'altra dimensione, e qualche volta lasciava che lo raccontas­se a tutti. Non era un racconto per esibire poteri sovrannaturali, era piuttosto un racconto consolatorio e di incita­mento. Come una madre affettuosa, cercava di far capire che la vera realtà dell'essere non è in questa limitata, an­gusta dimensione, ma che ben altri mondi sono a disposizione dell'uomo. Primo fra tutti, quello della propria per­fezione.

Janie, come ho detto, nacque in un villaggio curdo ad ovest dell'Iran. Suo padre, ultimo discendente di una dinastia di mistici, piccolo proprietario terriero, stimato per la sua integrita’ morale, si consacro’ sostanzialmente alla propria famiglia e alla vita spirituale. Da suo pa­dre, Janie apprese la musica e l'amore per la poesia. Sin da bambina fu autorizzata a partecipare alla riunioni religiose e a benedire il cibo, prerogativa riser­vata esclusivamente agli uomini.

In quell'ambiente, Janie crebbe assieme ad un fratello maggiore e ad una sorella più piccola. Quando suo fratello e suo maestro Ostad Elahi (magistrato che dedico’ la propria vi­ta alla ricerca della Verità scrivendo li­bri e fondando la Via della perfezione) scomparve, divento’ lei il punto di riferi­mento dell'intero movimento spirituale, anche se le norme e le regole cui lei si attenne e che insegno’ erano quelle che Ostad, dopo suo padre, le aveva insegna­to.

Oggi, mgliaia e migliaia di iraniani, ma non so­lo loro, tutti gli allievi dislocati nel mon­do piangono la sua scomparsa.

Era sempre disponibile. Aiutava chi aveva problemi economici, di cuore, chi soffriva, chi non era in buona salute. Dava a tutti a piene mani. Dava calore umano, semplicità, ospitalità, saggezza e soprattutto aiutava chi cercava Dio, a trovarlo. Lei, una donna non sposata, vissuta sostanzialmente in un piccolo villaggio, aveva una conoscenza molto vasta e un'altrettanto vasta pazienza. Non si seccava mai, ascoltava e sopportava tut­ti: non si vantava mai di nulla, non dice­va mai «io». Qualcu­no che le era molto vicino ha così com­mentato la sua scomparsa: «E' come una madre che parte e che lascia i suoi bam­bini in un deserto nero e oscuro. Mi sento come un cuore senza anima Lei era la mia anima».

I suoi miracoli erano noti in tutta la regione tanto che a migliaia andavano da lei, ma se qualcuno le accennava qualcosa diceva: «Non so perché Lui (Dio) li faccia passare a mio nome e me ne faccia portare la gloria. Io non c'entro niente».

Ho rivisto Jani Nemati Elahi po­chi giorni prima della sua morte, a Pari­gi, dove era andata per curarsi nono­stante sapesse bene che non sarebbe più tornata a casa. Lo faceva per ubbidienza e per dovere. Anche in quell'occasione, come prima (quando mi aiutò’ facendomi capire quanto bene si potesse fare usando l’informazione) non lascio’ che me ne andassi a mani vuote, o meglio a spirito vuoto.

Si potrebbe parlare per ore di questa donna. Vorrei tuttavia con­cludere ricordando l’impegno, la sua lotta per l'affermazione dei diritti delle donne nonostante l'ambiente conformista e ostile. Grazie all’ascendente che esercitava sui suoi concittadini, cercava di far loro capire che uomini e donne sono uguali, che anche le figlie e non solo i ragazzi dovevano essere educate e mandate a scuola, che dovevano partecipare alla vita religiosa, che non dovevano essere diseredate perche' donne. Nel proprio ambien­te, ma in tutte le situazioni possibili, lotto’ perché la donna non rimanesse ai margini, priva di diritti o di dignità. Ha fatto molto, su molti piani.

Di lei, un artista ha detto: "e' dolce come la brezza del mattino. Presso di lei non si ha ne' caldo, ne' freddo, si e' ricolmi"

Altre e piu' dettagliate informazioni le trovate nel sito http://www.saintejanie.org/



09 dicembre 2006

LA BATTAGLIA DI ALESSANDRA. ANCHE L'ENSAMBLE LAUDANOVA SOLIDALE



16/12/2006
Concerto strumentale

Bibli in Musica 2006-2007

21.30
Centro culturale-libreria Bibli


Via dei Fienaroli 281, Trastevere. Tel. 06-5814534
Roma


Ensemble musicale e strumentale Laudanova
Bibli, info@bibli.it & Mrs. Philharmonica, valentinalosurdo@inwind.it


Giovanni Sorgente: voce, toun toun
Tullio Visioli: voce, flauti, chalumeau, harmonium
Elisabetta Crinella: flauto traverso
Riccardo Crinella: laud, saz
Gianfranco Benigni: violoncello
Pierpaolo Benigni: daf, darrabuka, udu



http://www.bibli.it/musica/adesso/2006/06-12.htm

L'Ensemble Laudanova si è formato nel '90 in occasione di un concerto di musica antica italiana presentato a Strasburgo. La musica di LAUDANOVA trae ispirazione dal cuore delle tradizioni musicali mediterranee e orientali. Si pone sotto il segno delle "confluenze" in materia di ricerca, di estetica del suono e di corrispondenza tra la musica antica e i percorsi di ricerca più attuali, riunendo interpreti e compositori provenienti da orizzonti differenti: musica classica, antica, tradizionale e contemporanea.

07 dicembre 2006

LA BATTAGLIA DI ALESSANDRA. IL SUO DIRETTORE: "DIMETTITI, AVRAI UN CONTRATTINO". INIZI PURE LUI. NOI NON LO SEGUIREMO.

di Grazia Gaspari

Anche a noi, l'infinito.... o meglio.... l'infinita superficialità o crudeltà che ci circonda, ci schiaccia un poà.

La battaglia di Alessandra ha avuto una risposta. Leggetela, ne vale davvero la pena.

A fornirgliela, è stato il suo attuale direttore, Massimo De Luca, ex Rai, poi Mediaset, ora di nuovo Rai, che le ha proposto, quale male minore di licenziarsi!!!. Un professionista, senza dubbio. Ma anche nel salto della quaglia. Ancora. De Luca, non contento, ha proposto ad Alessandra anche una soluzione, sempre nel suo bene e non solo di quello professionale, si intende: "Poi la Rai ti verrà incontro con qualche contrattino - ha chiosato il direttore, aggiungendo - potresti seguire le corse ciclistiche del nord". Piccolo particolare: le corse di cui favella De Luca, si svolgono una volta l’anno, 15 giorni in tutto.

Visto che un direttore e' "naturalmente" dalla parte dei suoi giornalisti; considerato che il cursus honorum di De Luca brilla di mille e poi mille successi professionali; ritenuto anche che mai e mai poi mai, un direttore non farebbe il bene della sua redazione e per converso, di una delle inviate di punta della testata sportiva, potrebbe - proprio perche' la sua proposta di licenziarsi in vista di un futuro contrattino e' sincera e disinteressata - dunque, potrebbe iniziare lui. Si dimettesse pure da direttore, affiancando la de Stefano nei suoi contrattini. E nelle sue corse, naturalmente.

Caro segretario Carlo Verna, al di la' del paradosso che ti ho appena offerto, ecco un più che valido motivo per difendere una causa giusta: difendere, in ogni sede, la collega Alessandra De Stefano. E' mai possibile che il sindacato non metta in campo le energie e le intelligenze migliori, di fronte ad una questione come questa? Si parla tanto della "solitudine" dei politici che si ricordano della gente comune solo quando si vota e si cercano voti. Poi si richiudono nelle loro stanze e pensano... Ma a che pensano?...... Non emuliamo certa politica e certi politici. Diamo un segnale. L'Usigrai non perda l'occasione per fare qualcosa di buono e di umano.